Il malato immaginario

Per sole quattro repliche Molière riuscì a recitare la parte di Argan, il protagonista della sua ultima pièce, Il malato immaginario: morì poche ore dopo la fine dello spettacolo, inducendo parte dei critici ad interpretare il testo in chiave autobiografica. Venata da un cinico realismo, la commedia, rappresentata per la prima volta al Palais Royal di Parigi il 10 febbraio 1673, narra di un ipocondriaco che, credendosi gravemente malato, si oppone al matrimonio di sua figlia con il giovane a cui essa ha giurato amore eterno, intendendo darla in sposa a un medico, tanto saccente quanto ignorante, nei cui gesti e discorsi solenni l’autore non solo sottolinea il tono farsesco del suo lavoro, ma accusa anche in maniera inequivocabile la società del suo tempo e le sue istituzioni scolastiche, in modo particolare l’Università, dove favori e nepotismi contano di più della competenza.

Il testo di Molière è una comédie-ballet, un genere di moda nella Francia del Re Sole, ossia un’opera in cui si alternano parti recitate e parti cantate e accompagnate dalla danza.  A questi intermezzi musicali rinuncia la messinscena de Il Malato immaginario, attualmente  in scena al Teatro Franco Parenti per la regia di Andrée Ruth Shammah. Lo spettacolo, nato come omaggio al fondatore del teatro che porta il suo nome e che lo vide interprete di successo della commedia, ha ora per protagonista un ironico e divertente Gioele Dix, affiancato da una serie di bravi attori, prima fra tutti Anna Della Rosa nella parte della sagace domestica-infermiera Tonina.

Lo spettacolo dimostra come un “classico” dell’era di Luigi  XIV, dove esilaranti buffonate si alternano ad amare considerazioni sull’esistenza e sui rapporti fra gli individui, riesca ancor oggi a fra divertire e riflettere.

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