Mr. Puntila e il suo servo Matti

Scritto in Finlandia, ultima tappa europea del suo esilio, fra l’aprile 1940 e il maggio 1941 – Brecht e il suo gruppo avevano lasciato la Svezia dopo l’invasione della Danimarca da parte dei nazisti – prima del suo trasferimento negli Stati Uniti, Il Signor Puntila e il suo servo Matti non è fra le pièce più di frequente rappresentate di Brecht. Non lo allestì neppure Strehler, il regista che nel secondo Novecento ebbe il monopolio delle rappresentazioni dell’opera di Brecht al Piccolo Teatro di Milano. In Italia se ne ricorda una messinscena di successo nel 1970 al Teatro Stabile di Torino, per la regia di Aldo Trionfo, con Tino Buazzelli e Corrado Pani, rispettivamente nella parte di Puntila e di Matti. Eppure si tratta del testo con cui Brecht, nel 1949, aprì la stagione del Berliner Ensemble, appena fondato e diretto da sua moglie Helene Weigel.

Puntila è un testo fra i meno cupi del teatro di Brecht, definito dallo stesso autore “Volksstück”, ossia dramma popolare. Dopo la fase del rigore teorico, della messa a punto del cosiddetto “teatro epico” che era tenuto a interrompere di continuo l’illusione scenica, producendo quello che Brecht chiama “effetto di straniamento”, teso a impedire allo spettatore di identificarsi con i personaggi rappresentati sulla scena e a indurlo a un vigile atteggiamento critico, Brecht torna qui ai toni carnascialeschi del dramma popolare da cui aveva preso le mosse il suo lavoro teatrale, proseguendo su una tradizione che aveva avuto il suo maggior successo in ambito austro-bavarese. Non va dimenticato che Brecht, nato ad Augsburg nel 1898, era stato studente universitario a Monaco, dove tuttavia non aveva portato a termine gli studi.

In effetti, benché il pezzo si svolga in Finlandia, i personaggi di Il Signor Puntila e il suo servo Matti parlano con forte coloritura bavarese. Il linguaggio del testo, pur con cedimenti alla volgarità, è intriso di citazioni bibliche, perché la Bibbia luterana è sempre, per il protestante Brecht, una delle maggiori fonti d’ispirazione.

In Finlandia Brecht trascorse i mesi estivi in una tenuta nel verde di proprietà di  Hella Wuolijoki, e furono proprio alcuni lavori di questa scrittrice finlandese a ispirargli la trama di questo dramma. Il testo attinge però anche dal film  muto del 1931  di Charlie Chaplin City Lights. Come nel film di Chaplin il vagabondo  protagonista straccione viene scambiato per milionario, così Puntila, un latifondista finlandese, ha una personalità dissociata: è magnanimo e ben disposto con tutti quando è ubriaco, e invece un duro sfruttatore dei suoi dipendenti e interessato solo ai suoi interessi di capitalista senza scrupoli, quando è sobrio. Stato di ebrezza e stato di lucidità si alternano nei dodici quadri che compongono il testo, teso a illustrare in modo divertente i problemi di quella che i marxisti chiamano “lotta di classe”.

Questo tipo di personaggio è un “classico” nel teatro di Brecht. Basti pensare al Peachum protagonista dell’Opera da Tre soldi (1928), che dirige un’impresa di finti accattoni, o al magnate delle carni di Santa Giovanna dei macelli (pezzo scritto nel 1931 e andato in scena nel 1959) o allo Arturo Ui (scritto nel 1941 e rappresentato per la prima volta nel 1958), squalo dei mercati ortofrutticoli, dietro cui si adombra la figura di Hitler.

Tutti questi personaggi del teatro di Brecht sono ambigui. Possono essere truci e torvi e negativi, ma tutti hanno momenti di debolezza e cedimenti sentimentali. Nessuno però ha un’alternanza così costante fra bontà e cattiveria quanto Puntila, il cui atteggiamento altalenante ha sui personaggi che lo circondano un effetto destabilizzante, per il suo continuo passare dalla filantropia al calcolo.

Dopo una gran bevuta di due giorni consecutivi, Puntila si affida al suo autista e inserviente Matti. Il ricoo proprietario è preoccupato per l’imminente fidanzamento di sua figlia Eva con un Attaché, che la ragazza non ama, ma che a lui, come a tutti gli arrampicatori sociali, permetterebbe di accedere a un ceto sociale superiore. Quando torna a casa completamente ubriaco, Puntila consiglia alla figlia di non sposare il diplomatico, ma il suo autista Matti, proposta che Eva rifiuta. Poiché da sua figlia non riesce a ottenere dell’altro alcool, Puntila torna in città e con una menzogna si fa dare dal farmacista alcool per le sue 90 mucche malate. Dopodiché si fidanza con quattro ragazze del villaggio: con Emma, la contrabbandiera di grappa, con la signoria della farmacia, con la guardiana delle mucche e con la telefonista, che invita tutte alla festa di fidanzamento di sua figlia. Al mercato dei braccianti (sorta di caporalato) Puntila assume alcuni poveri disgraziati, affamati di lavoro. I tentativi di Matti, di mettere in guardia i braccianti dalla momentanea magnanimità del padrone, indotta dall’alcool, falliscono miseramente.  Sempre al mercato Puntila attacca briga con un grassone perché questi frusta e maltratta il suo cavallo, non sapendo che costui è un aristocratico imparentato con il suo futuro genero.

Tornato alla sua masseria, dopo una sauna e una buona dose di caffè, Puntila torna in pieno possesso delle sue facoltà: licenzia i braccianti, ai quali tuttavia non ha mai fatto firmare un contratto, per cui costoro non hanno alcun potere contrattuale. Quindi allontana le sue “fidanzate” e infine minaccia di licenziamento Matti che, con un espediente cerca di salvare la figlia di Puntila dalle nozze con il noioso e stupido Attaché, che non demorde dal suo progetto matrimoniale neppure quando la ragazza esce scompigliata dalla sauna insieme a Matti. Durante la festa di fidanzamento, però, Puntila si ubriaca di nuovo e allora scaccia l’Attaché dalla sua proprietà e benedice il matrimonio della figlia con Matti, il quale tuttavia dimostra che l’unione fra un proletario e una viziata e ricca signorina non può funzionare.

Alla fine Puntila, deciso a rinunciare per sempre all’alcool, consuma le sue ultime bottiglie di acquavite, onde annullare per sempre il suo vizio e con esso la costante oscillazione della sua personalità. In preda di nuovo ai fumi dell’alcool, Puntila fa costruire a Matti con i suoi mobili il monte Hatelma, che viene messo in piedi sopra il biliardo. Il latifondista vi sale sopra e, giunto in cima, decanta le bellezze del paesaggio finlandese. A quel punto Matti non aspetta più che il padrone torni sobrio e di primo mattino si allontana furtivo dalla tenuta.

La coppia Puntila-Matti ricalca un modello della letteratura di sempre. Basti pensare ad Anfitrione e il suo servo Sosia nella commedia di Plauto, ma anche a Don Quichote e Sancho Panza o a Don Giovanni e Leporello. La tipica dinamica servo-padrone si risolve qui in rassegnazione, perché Matti non si ribella al sopruso, ma se ne sottrae.

Molto dell’originale viene cancellato o trasformato nell’allestimento del testo brechtiano, in scena per tutto dicembre al Teatro dell’Elfo, dove il dramma è manipolato con arguzia nella fantasiosa regia firmata da Francesco Frongia e Ferdinando Bruni, che interpreta anche la parte del protagonista . La Finlandia viene “italianizzata” e di questo paese resta solo la sauna. Il linguaggio diventa colloquiale e rozzo o estremamente formale a seconda del personaggio. Il Puntila sbronzo e i proletari colloquiano a suon di “stronzo” e “cazzo”, mentre fatto solo di cliché è il modo di esprimersi del borioso Attaché, che infioretta la sua vacuità con parole tratte da diverse lingue europee.* Persino la cucina viene italianizzata: per la festa di fidanzamento si prepara per esempio un maialino arrosto al mirto, erba introdotta dal sardo Frongia.

Puntila si chiama in questa versione “Mister” all’americana, perché vuol essere la quintessenza del capitalista, del magnate che, nella molteplicità dei sui business, ricorre ad ogni tipo di valuta, dal dollaro alla sterlina, dal franco allo yen.

Conservato è invece l’ambiente contadino originale, evocato da una serie di cartelloni con disegni sullo sfondo, che però non hanno nulla a che vedere con gli striscioni classici del teatro epico. Gli stacchetti musicali – ma la musica di Paul Dessau è sapientemente arrangiata perché “troppo noiosa” – avvengono di fronte a un siparietto sul quale è illustrato un enorme dollaro su cui sta scritto: United Puntiland States of Puntila, con chiaro intento caricaturale.

Naturalmente l’allestimento, dove gli arredi di scena sono ridotti al minimo, vive della bravura di tutti gli attori, soprattutto della coppia del titolo, Ferdinando Bruni (Puntila) e Luciano Scarpa (Matti) che dimostrano in scena un’ottima intesa e contagiano il pubblico con la loro divertita recitazione. Il risultato è  un Brecht molto meno greve dell’originale, svecchiato dal rigore ideologico e avvolto in un’aura farsesca che il pubblico della prima ha molto apprezzato.

 

* Firma la traduzione Ferdinando Bruni, mentre la versione italiana a stampa del testo, opera di Nello Sàito, era uscita a Torino da Einaudi nel 1967.

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