Paul Gaugin al Mudec di Milano

Ripercorre l’intera parabola artistica di Paul Gaugin la mostra dedicata al grande pittore francese al Mudec di Milano.

Gaugin, uno dei tanti artisti e intellettuali dello scorso fin de siècle “stanchi dell’Europa” e disposti a cercare l’appagamento dei loro spiriti inquieti in spazi – geografici o anche solo mentali – lontanissmi dagli stereotipi e dalle convenzioni del Vecchio Mondo, è presentato in questa mostra non solo come pittore, ma anche come ceramista, scultore di statuette e tavolette lignee e incisore (nella serie di zincografie su carta gialla, riunite sotto il titolo “Volpini Suite”. Quadri ed oggetti esposti seguono la parabola artistica di questo versatile artista nelle innumerevoli tappe della sua esistenza, da Parigi, dove nacque nel 1848, all’America latina, dalla Provenza alla Bretagna, dalla Danimarca a Martinica e avanti fino alle isole della Polinesia francese (Thaiti e Hiva Oia), dove di spense nel 1903. Dai quadri esposti risulta evidente l’influsso sull’arte di Gaugin di movimenti estetici quali l’esotismo e il giapponismo, arrivati in Europa con le Grandi Esposizioni Internazionali di fine Ottocento. Altrettanto chiaro è però che Gaugin, partendo dall’impressionismo, arriva a una cifra pittorica del tutto personale, nonostante la sua vicinanza ad altri grandi maestri dell’epoca, quali Cezanne, Pizzaro e van Gogh, di cui sono visibili qui anche alcune opere.

Nonostante la sua ansia di ritorno ad una semplicità primigenia, nonostante la sua ricerca disperata di una realtà libera da ogni genere di costrizioni, Gaugin non raggiunse mai quel Paradiso – sganciato ovviamente da ogni credo religioso e da ogni forma di dogmatismo – che aveva inseguito per tutta la vita.

 

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